Il nostro intervento alla Conferenza Comunale sullo sport


Pubblichiamo il testo del nostro intervento alla Conferenza Comunale dello Sport, nella sala del Consiglio Comunale il 2 ottobre 2014. E’ stato il primo intervento, dopo le relazioni introduttive, presentato quando la sala era ancora piena.

Il Tchoukball si basa sul principio che la competizione sportiva funziona bene (forse meglio) senza una visione aggressiva e di contrasto all’avversario: una visione invece, molto diffusa che giustifica vere e proprie forme di violenza gratuita sia nei campi di gioco sia fra il pubblico.

Il Tchoukball è uno sport inclusivo, giocato insieme da maschi e femmine, senza impedire agli avversari di fare il massimo di cui sono capaci. “Bel gioco chiama bel gioco” e “giocare con e non contro” esprimono bene il senso di questo sport riconosciuto dall’ONU come veicolo per la promozione della collaborazione sociale e della pace.

Di fronte a questi principi i cultori dello sport in cui, come dicono i radiocronisti, “l’arbitro pone fine alle ostilità” storcono il naso… poi tornano a bordo campo a invitare i giocatori a “fermare con tutti i mezzi” l’avversario che, più bravo, sta concludendo l’azione.

La cosa straordinaria dell’esperienza ferrarese è che il Tchoukball è stato portato qua direttamente dai giovani stessi. Di solito un insegnante di educazione fisica, un appassionato adulto, un leader indiscusso sposano un’idea di sport sulla quale vanno alla ricerca di persone interessate, di giovani da coinvolgere.

A Ferrara il Tchoukball è stato importato, nel 2006, dai giovani dell’oratorio di Viale Krasnodar che hanno iniziato contagiando col loro entusiasmo gli amici e, piano piano, anche gli adulti (spesso i genitori), appassionando quelli che, fin dall’inizio, li guardavano con diffidenza e li prendevano in giro per via dello strano nome onomatopeico di questo sport.

Ancora oggi, dopo 8 anni di presenza a Ferrara, giocatori, allenatori, arbitri, istruttori sono i ragazzi stessi. Gli adulti danno una mano per le cose organizzative e burocratiche: cercare qualche soldo in giro, trovare le palestre, organizzare le trasferte, esporsi nei momenti pubblici…rompere le scatole agli amici, etc…senza mettere il naso nelle questioni tecniche.

Dove siamo arrivati oggi? Nello scorso anno scolastico i ragazzi hanno fatto 160 ore di presenza (gratuita) in istituti superiori e scuole medie di Ferrara, di Cento e di Bologna (è il primo caso storico in cui Ferrara insegna uno sport a Bologna!?), d’estate hanno preso parte a diversi centri ricreativi e camp del CONI.

Iniziamo la nuova stagione con due squadre in serie A di cui una, arrivata seconda l’anno scorso parteciperà anche al Campionato Europeo, tre in serie B, e una under 14 che proverà a difendere il titolo italiano di categoria conquistato ad aprile. Abbiamo anche una squadra di “over o master”.

I due tornei che organizziamo sulla sabbia del Lido degli Estensi e sull’erba del Parco dell’Amicizia di Viale Krasnodar raccolgono sempre più di cento giocatori fra cui molti hanno imparato il Tchoukball anche solo per divertirsi nei tornei.

Da due anni partecipiamo stabilmente ai mondiali antirazzisti organizzati dall’UISP, da nove al Balloons e da altrettanti alla Befana dello Sport .

I mondiali dell’agosto del 2011 qui a Ferrara sono stati un momento fondamentale che ci ha permesso di fare vedere alla città, e non solo, le potenzialità del Tchoukball.

Nel 2011 la nostra squadra di punta ha vinto lo scudetto: l’anno dopo i ragazzi hanno deciso di ridistribuirsi in tre squadre più omogenee per favorire la diffusione e il coinvolgimento di nuovi giocatori evitando di creare la “casta dei più bravi”… tre anni dopo abbiamo ancora un gruppo vincente senza aver dovuto selezionare troppo, applicando il principio che per chiunque vuole giocare c’è una squadra in grado di accoglierlo.

In questo modo abbiamo recuperato diversi giocatori estromessi da altri sport e inseriamo stabilmente nelle nostre squadre persone con problemi psichici.

Quando parliamo di giovani passivi e senza interessi e di zone degradate della nostra città ricordiamoci che grazie a giovani di Viale Krasnodar, cresciuti accanto alla tanto vituperata sede dell’associazione Viale K, a Ferrara è arrivato uno sport che cresce, accoglie e promuove senza porsi in contrasto con altri ma grazie alla capacità di diffondersi col “passa parola”.

Grazie a loro da Ferrara il Tchoukball si è diffuso a Lendinara, Concordia Sagittaria, Rimini, Caserta (!), e ora siamo molto avanti a Ravenna e Forlì per non parlare di Bologna…

Dobbiamo ringraziare la Provincia e il Comune di Ferrara: gli assessori allo sport e i loro collaboratori ci hanno saputo accogliere e sostenere soprattutto non discriminandoci troppo rispetto agli sport più “potenti”.

Il Comune ci ha aiutato in occasione dei Mondiali mettendo a disposizione gli impianti in agosto con tanto di custodi e aria condizionata, la Provincia ci ha aperto il cortile del Castello per la cerimonia inaugurale, indimenticabile anche grazie all’Ente Palio.

Il CONI, superata una certa diffidenza iniziale dovuta al fatto che il Tchoukball non è ancora una federazione riconosciuta – ma le singole società sono comunque ASD affiliate a Enti di Promozione Sportiva – ci ha accolto coinvolgendoci in molte sue iniziative, soprattutto nei momenti educativi rivolti ai più giovani.

Per l’impermeabilità del CONI nazionale (alle condizioni attuali) non arriveremo forse mai ad avere una affiliazione nazionale…a Ferrara, però, credo che nessuno possa negare la nostra consistenza e radicamento. Chissà se questa constatazione potrà portare a considerarci anche nei momenti in cui si assegnano i riconoscimenti per le eccellenze dello sport ferrarese…

Infine le palestre…

I problemi sono quelli legati alla manutenzione degli impianti (quelli che conosciamo noi) in cui piove dentro mettendo a rischio l’incolumità dei giocatori: lasciar andare non fa altro che aggravare la situazione fino alla completa impraticabilità. La strada dell’affidamento alle società può essere interessante ma non è possibile per realtà medio – piccole: si potrebbero studiare modalità di aggregazioni che permettano di ridistribuire gli oneri e gli impegni fra più soggetti con regole chiare fra di loro?

Palestre è anche “custodia”: la situazione, per come ci si è presentata, ha più ombre che luci in assenza di un criterio univoco di individuazione del ruolo e della collocazione di queste figure. Si possono studiare altre soluzioni, magari favorendo la nascita di associazioni o cooperative sociali che garantiscono il servizio con un tariffario comune e magari creano posti di lavoro che (anche attraverso voucher) rispondano agli attuali aspetti giuridici? Il Comune può farsi promotore di questa riflessione?

Noi siamo disponibili ad entrare stabilmente nella nascente Consulta.

Grazie

 

 

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